09 Febbraio 2011

...

Gli antidepressivi hanno lo stesso sapore delle lacrime. Sul serio.

 
11 Gennaio 2011

Non credo di aver scritto in italiano, ma me ne frego.

Ho tolto il post "cattivomarealista" che aveva riscosso tanto successo perchè sapeva di zitella complessata. La qual cosa, a scanso di equivoci, ancora non sono diventata. In compenso ci sono vicinissima...rimanete sintonizzati.

 
20 Novembre 2010

Stare insieme è finita, l'abbiamo capito, ma dirselo è dura.

Quasi tutti gli uomini con cui sono stata volevano da me qualcosa che non avevo. Non so cosa fosse, so solo che non potevo darglielo. Così, o li lasciavo troppo presto, o rimanevo con loro troppo a lungo.

Non ha importanza da dove ho preso questa frase...la cosa che conta è che è esattamente la storia della mia vita.

 
07 Ottobre 2010

La sconvolgente forza che ciascun essere umano racchiude dentro di sè: la capacità di scegliere, in ogni momento della vita, il percorso da intraprendere.

"Ho sempre creduto che le trasformazioni profonde, sia nell'essere umano che nella società, avvengano in periodi di tempo estremamente ridotti. Quando meno ce l'aspettiamo, la vita ci pone davanti a una sfida, per provare il nostro coraggio e la nostra volontà di cambiamento. In quel momento, non serve fingere che non stia accadendo nulla, o scusarci dicendo che non siamo ancora pronti. La sfida non attende. La vita non guarda indietro. Una settimana è un periodo di tempo più che sufficiente per decidere se vogliamo accettare o no il nostro destino."
Paulo Coehlo.

 
09 Settembre 2009

Love to love. Parte 4.

Svoltai l’angolo oltre il quale vi era il parco dove tutti i pomeriggi il nonno mi portava a giocare. Quando c’era ancora e io ero piccolina. Mi fermai sul marciapiede antistante e guardai verso le giostre. Era rimasto tutto come allora. Mi guardai attorno e mi accorsi con piacere di essere sola, così mi avvicinai all’altalena e salii. Mentre dondolavo con l’aria che mi spettinava i capelli e mi entrava negli occhi facendomeli bruciare, mi parve di risentire in lontananza la voce del nonno che mi gridava contento: - Bravissima!!! Stai volando, bambina mia! -
Quanto mi mancava. Era il solo che pareva capirmi davvero; mi aveva insegnato a leggere e a scrivere prima ancora che andassi a scuola e mi aveva fabbricato una casetta con gli enormi scatoloni che gettavano al supermercato. Era stato lui a regalarmi la mia prima scatola di pastelli colorati ed era stato lui a farmi ascoltare la lirica per la prima volta.
Libiamo, libiamo ne’ lieti calici
che la bellezza infiora...

- Senti, Alessia? Questa è musica con la M maiuscola. - Mi aveva detto compiaciuto. –Un giorno, bambina mia, anche tu suonerai così. Sei destinata a fare grandi cose. È tutto qui, nella tua testolina. -
Il nonno. Quando la nonna ci mandava a fare la spesa ci compravamo una bustina di caramelle gommose per uno e le mangiavamo tutte in una volta, prima di tornare a casa.
- È il nostro segreto, d’accordo? Io non lo dico alla tua mamma e tu non lo dici alla nonna. Promesso? -
- Promesso, nonno. -
L’avevo promesso davvero. Anche dopo che la vita me lo portò via, non rivelai mai a nessuno quella cosa.  La tenevo chiusa dentro al cuore e farlo mi dava l’illusione, seppur breve, che lui fosse ancora con me.
- Meno male che non sei una bambina di otto anni. -
Sobbalzai e per poco non caddi dall’altalena.
- Cosa ci fai tu qui? Mi hai seguita? -
- Volevo assicurarmi che arrivassi a casa sana e salva. Sai, se non fossi tornata e fosse partita un’inchiesta sulla tua scomparsa, il primo sospettato, quello con cui sei stata vista per l’ultima volta, sarei stato io. Troppe grane. -
Sorrideva, ma io non lo trovavo per niente divertente.
- Se è tutto qui, puoi andare. Ora mi avvio verso casa. -
Mi alzai, mi sistemai il vestito e mi accinsi ad andare, ma lui non mi diede modo di fare neanche un passo avanti: mi aveva bloccato il passaggio.
- Senti, Davide. Per stasera facciamo che basta, ok? Sono stanca. -
- Volevo solo darti una cosa. -
- Cosa? -
Non mi rispose. Con un gesto della mano mi sollevò dolcemente il mento e appoggiò le sue labbra alle mie dischiudendole appena. Con l’altra mano mi cinse la vita e con un movimento delicato e al contempo deciso mi portò verso di lui.
Istintivamente appoggiai entrambe le mani prima sulle sue spalle per non perdere l’equilibrio e poi tra i capelli accarezzandogli amorevolmente la nuca.
Quando allontanò il suo viso dal mio, realizzai che per baciarlo mi ero sollevata sulle punte dei piedi e, sorridendo, tornai alla mia consueta altezza appoggiando la testa sul suo petto.
Rimanemmo in quella posizione per alcuni istanti indecifrabili: avrebbero potuto tranquillamente essere ore che non sarebbe cambiato nulla.
Ero al settimo cielo.
Quando mi sembrò che fosse arrivato il momento di sciogliere il laccio che ci legava, mi svincolai dal suo abbraccio e dissi sottovoce: - Buonanotte. -
- Sogni d’oro, mostriciattolo. - Mi rispose lui con una dolcezza inaudita.
Lo guardai un’ultima volta, recuperai la borsa che avevo lasciato sull’erba vicino all’altalena e, senza mai voltarmi, mi diressi verso casa. Questa volta per davvero.

Siccome me l'hanno già chiesto in molti e mi sono stancata di rispondere: sì, lei sono io. Lui non si sa. Cioè, io lo so, ma non voglio dire esplicitamente chi è. Un bell'uomo penso possa bastare come spiegazione. Anche perchè il diretto interessato è perfettamente consapevole di essere lui. Ahahah! :))) A domani con la quinta parte, tesori miei. Grazie a voi ho raggiunto lo scoglio delle 10.000 visite e l'ho anche superato. Non c'è nessun premio, suppongo, anche se un prosciuttino l'avrei accettato volentieri. :) Vi amo. Tutti, indistintamente. Perchè mi seguite, mi volete bene, mi consigliate, mi fate aumentare le visite, mi riempite di hermes, ma sopprattutto perchè siete voi. I miei studenti, giovani o meno. E, a ben pensarci, anche studenti o meno. :P

 
08 Settembre 2009

Love to love. Parte 3.

- Ci rinuncio a tenerti testa. Sei il più forte. -
- Lo so. - Disse con allegria. – Ci compensiamo, dai. -
- Ah sì? -
- Sì. Io sono il più forte, ma tu, in compenso, sei la più bella. -
- Un gran vantaggio. - Risposi sarcastica.
- Potrebbe esserlo se sapessi sfruttarlo. -
- Cosa vorresti dire, scusa? Sei capace di farmi un complimento senza aggiungerci una cattiveria subito dopo? -
- Direi di no. - Disse con un ghigno.
- Direi anch’io. - Aggiunsi immediatamente per non essere da meno.
In quel preciso istante mi resi conto di quanto poca fosse la distanza fisica tra noi: potevo osservare senza fatica tutte le sfumature ambrate dei suoi occhi. Iniziai a studiare i suoi lineamenti, gli stessi che mi avevano catturata molti giorni prima alla festa che ci aveva fatti incontrare. Non era particolarmente bello, eppure c’era qualcosa in lui che mi lasciava senza fiato ogni volta che lo guardavo. Ero attratta da lui come un’ape da un fiore. In particolar modo, ricordai, erano state le sue mani a colpirmi: grandi, possenti, con le dita affusolate e le vene in evidenza sul dorso. Quando mi sfiorava sentivo un brivido corrermi su per la schiena e non potevo fare a meno di desiderare con tutta me stessa che quel contatto si approfondisse e non trovasse mai fine.
Quei pensieri mi fecero trasalire e mi riportarono alla realtà. Nonostante non stesse facendo uno sforzo eccessivo per trattenermi, notai che i muscoli delle sue braccia erano in leggera tensione. In effetti, mi dissi, ero stata parecchio stupida ad intimargli di lasciarmi andare. Mi piaceva.
- Facciamo una passeggiata, mostro? -
- Cooosa? Mostro a chi? Fino a due minuti fa ero la più bella e adesso sono diventata uno sgorbio? Sei insipiente, Davide. Non immagini nemmeno quanto. -
- Cos’è che sono? - Mi chiese fingendosi preoccupato.
- Insipiente. -
- Umh, quanto mi resta da vivere? -
Mi stava di nuovo motteggiando.
- Non è una malattia. E comunque no. -
- No cosa? -
- No, non facciamo una passeggiata. Si è fatto tardi e domattina mi devo alzare presto per studiare. -
- D’accordo. Ti riaccompagno. -
- Non occorre. Non sono mica una bambina di otto anni. -
- Ah no? - Sibilò ridacchiando.
Avevo ragionevolmente fatto il pieno di tutte le sue frecciatine.
- No. Buon proseguimento di serata.-
Mi alzai e mi diressi risoluta verso casa. Lui non mi seguì e, confesso, avevo stupidamente creduto che l’avrebbe fatto visto il modo brusco col quale l’avevo lasciato.

 
07 Settembre 2009

Love to love. Parte 2.

Fino a quel momento avevo accuratamente evitato di guardarlo direttamente, ma ora che l'adrenalina stava diminuendo e l'agitazione andava scemando, desideravo alzare gli occhi per incontrare i suoi. Con un imbarazzo che non credevo di poter ancora provare in situazioni come quella, mi voltai per studiare la sua espressione. Sembrava parecchio divertito, le sue labbra erano deformate in una risata silenziosa e le sue sopracciglia erano distese in un disegno a dir poco giocondo.
- Perchè ridi? -
- Non sto ridendo. - Mi rispose lui facendo scivolare le dita tra i miei capelli ancora intrecciati.
Stavo ancora cercando una risposta adatta quando aggiunse: - Sorrido. -
Sapevo che c'era differenza tra ridere e sorridere, ma non volevo lasciargli l'ultima battuta.
- Cosa cambia? -
- Dovresti saperlo meglio di me, prof. -
Possibile che avesse sempre la risposta pronta? Decisi che a quel punto la cosa migliore da fare era non replicare e, anzi, tenere il broncio.
- E adesso perchè questo musino? -
- Perchè sì. -
Non avevo una reale motivazione per fare l'offesa, ma tentai comunque di trovarne una. Al volo.
- Mi hai disfatto l'acconciatura. C'avevo messo secoli per farla. -
- Cioè, fammi capire. C'hai messo secoli per farti una treccia? - Ribattè lui ridendo sonoramente. Non volevo ammetterlo a me stessa, ma mi dava sui nervi il fatto che non me la desse mai vinta.
- Hai mai provato a farti una treccia da solo? -
- E se ti rispondessi di sì? -
- Ti chiederei con quali capelli. -
Stavolta c'ero riuscita: l'avevo messo a tacere, me lo sentivo. Chiaramente la mia si rivelò essere piuttosto in fretta una falsa illusione.
- Sei permalosa come la mia ex. -
Il confronto con la ex non potevo scontarglielo. Sapeva che mi dava fastidio essere paragonata ad altre donne. Figuriamoci se poi si trattava di sue fiamme passate.
Feci per alzarmi, ma mi afferrò per un braccio e, strattonandomi con dolcezza, mi rimise a sedere.
- Sei anche gelosa come la mia ex. - Incalzò senza mollare la presa.
- Ti odio. -
Scoppiò a ridere.
- Dico sul serio. Lasciami andare. E' tutta la sera che non fai altro che elencare i miei difetti. Se sono così imperfetta, perchè mi hai chiesto di uscire? -
- Perchè sei perfetta. Nella tua imperfezione. -
- Che stronzata. Pensane una migliore. E lascia il mio braccio, mi stai facendo male. - Non che fosse vero. Era soltanto una scusa per costringerlo ad allentare la presa. Cosa che puntualmente non fece. A differenza degli altri con cui mi era capitato di uscire in precedenza, lui non era nè scontato nè prevedibile e non faceva o diceva mai niente di quello che mi aspettavo.
- Aspetta, non dirlo: sono anche fragile come la tua ex? - Aggiunsi sarcastica.
Continuava a ridere mentre mi divincolavo per sfuggire alla sua morsa e questo non faceva che peggiorare la mia situazione interiore. L'avrei volentieri preso a schiaffi, se non fossi stata bloccata.
- No no, assolutamente. Questa è una caratteristica tutta tua. -
- Grazie. Almeno qualcosa che mi rende unica ce l'ho. -
- Tu sei unica. -
Quelle parole, dette con una tale naturalezza in un momento come quello, mi colpirono come una doccia fredda. Smisi di dimenarmi e lo guardai fisso negli occhi. Nessuno mi aveva mai detto una cosa simile e certe frasi, nel mio modo di vedere le cose, un uomo poteva e doveva dirle in preda all'imbarazzo di un momento molto romantico. Non era il nostro caso, questo era fuori discussione.
- Mi prendi in giro? -
- Certo che no. Perchè dovrei? -
La intesi come una sfida.
- Ripetilo guardandomi negli occhi se hai il coraggio. -
- No. -
- Ah! Lo sapevo! Stai bluffando per farti perdonare. -
- No. Semplicemente non sono una pappagallo e non ripeto le cose a comando. -

A domani con la terza parte. Sempre con la speranza che vi piaccia. :P

 
06 Settembre 2009

Love to love. Parte 1.

- Sai qual è il tuo problema? - Disse giocando col tovagliolo.
- Sì. Sono sbagliata. In tutto. - Sorrise e con un gesto delicato indicò la mia testa.
- I capelli? - Accennai scherzosamente fingendo di sistemarli.
Non aveva intenzione di buttarla sul ridere. Scosse la testa.
- Pensi troppo. -
- Mi stai dicendo che dovrei fare come la maggior parte della gente che non usa mai il cervello per paura di sciuparlo? Ci è stato fornito per questo motivo: pensare. -
- Lo so. Sto solo dicendo che dovresti imparare a spegnerlo quando non serve. Quando è inutile, controproducente e superfluo. -
- Dovrei dargli ragione, quindi. Dovrei ammettere che essere intelligenti è una condanna, come sostiene lui. -
- Non ho mai parlato di lui. Adesso sei con me. - Aveva improvvisamente cambiato tono: da dolce e affettuoso era diventato seccato e scontroso. Smise di guardarmi in viso e iniziò a giocare col tappo della bottiglia.
- Hai ragione, scusa. E' solo che non capisco il tuo discorso: cosa vuoi dirmi? - 
- Niente di più di quello che ho detto. Vedi? Questo è uno di quei momenti in cui ti sforzi inutilmente di comprendere qualcosa che non aveva la pretesa di essere nè complicato nè niente. Dovresti pensare meno. -
- E agire di più? - Lo stuzzicai. Lui sembrò non cogliere la nota di malizia che avevo tentato di mettere nella mia domanda. Aprì la bocca per rispondermi, ma le parole parvero morirgli in gola. Mi fissò. I suoi occhi erano vivaci come quelli di un bambino e profondi come quelli di un uomo. Improvvisamente mi sentii avvampare e cercai di trovare qualcosa di intelligente da dire per spezzare quel silenzio snervante.
- Ti ho messo in difficoltà eh? -
- Non tu. - Rispose senza nemmeno pensarci.
- Non tu? Cosa significa? -
- Che non sei tu a mettermi in difficoltà. -
- E chi allora? - Non capivo dove voleva arrivare e sentirmi tagliata fuori da qualsivoglia gioco mentale mi metteva sempre un po' a disagio.
- La domanda giusta era "Cosa?" -
- D'accordo. Cosa? - Mi precipitai a ribattere, irritata.
Sul suo volto scomparve ogni traccia di ilarità. Non rideva più e il suo sguardo adesso era serio, concentrato. Sembrava riflettesse sulle due possibilità: rispondermi o lasciarmi a bocca asciutta. Inizialmente mi si avvicinò con movimenti lenti e studiati, come se si aspettasse che lo fermassi da un momento all'altro. Poi, quando si accorse che non ne avevo l'intenzione, parve prendere coraggio. La distanza tra i nostri volti si accorciava con una velocità impressionante.
Poi accadde tutto molto in fretta.
Mi appoggiò dolcemente una mano tra i capelli e, con un movimento rapido, mi sfilò l'elastico con cui avevo legato i capelli in una treccia. Mi rilassai: era evidente che l'idea di baciarmi non l'aveva minimamente sfiorato come, invece, avevo poc'anzi pensato. O sperato, per meglio dire.

A domani con la seconda parte del racconto. :P

 
05 Settembre 2009

In ogni donna vive una principessa.

Marcia Grad, La principessa che credeva nelle favole, come liberarsi del proprio principe azzurro.

Questa favola ha una protagonista speciale. Perchè Victoria è una principessa, ma anche qualcosa di più. Lei è tutte quelle donne che, dopo aver trovato il proprio principe azzurro, scoprono come non è tutto azzurro quel che somiglia al cielo, e che non c'è dolore più grande dell'essere ferite dalla persona amata. Sgomenta, incredula, Victoria decide di accettare l'invito di uno strano personaggio, lascia tutto e intraprende il viaggio della scoperta di sè, sul Sentiero della Verità. Lungo il cammino rischia di annegare nel Mare delle Emozioni, è costretta ad attraversare la sconcertante Terra delle Illusioni. A poco a poco impara a distinguere la realtà dai sogni e comprende che una persona può amarne un'altra solo nello stesso modo in cui ama se stessa: con tenerezza e accettazione o con intransigenza e rifiuto. E per quanto sia faticoso abbandonare la strada già segnata e apparentemente più sicura, scopre che è possibile trovare nuove vie, e che ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno. Saper sognare è un dono, ma il sogno può diventare una gabbia dorata se per realizzarlo si accettano così tanti compromessi da perdere di vista la felicità. Perchè è giusto credere nelle favole. L'importante è saper accettare che la nostra potrebbe essere diversa da quella che abbiamo sempre immaginato.

Victoria sono io. Siete voi. Siamo tutte.

 
26 Settembre 2008

Il piccolo principe incontra la volpe.

" Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto. ".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
" Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente. " disse.
" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe: non era che una volpe uguale a centomila altre, ma ne ho fatto il mio amico ed ora per me è unica al mondo. ".
E le rose erano a disagio.
" Voi siete belle, ma siete vuote. " disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi. Perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa. " e ritornò dalla volpe.
" Addio. " disse.
" Addio. " disse la volpe. " Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. ".
" L'essenziale è invisibile agli occhi. " ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che l'ha resa così importante. ".
" E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
" Gli uomini hanno dimenticato questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
" Io sono responsabile della mia rosa…" ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Amore mio, mio piccolo principe, grazie per avermi addomesticata.

 
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